La Polinesia Francese guida gli sforzi globali per la conservazione degli oceani: nasce Tainui Atea, l’area marina protetta più vasta del pianeta

Con il Trattato sull’Alto Mare entrato in vigore il 17 gennaio, il 2026 si candida ad essere un anno cruciale per la conservazione degli oceani a livello globale. Mentre la comunità internazionale cerca faticosamente un equilibrio tra sfruttamento e tutela delle risorse marine, la Polinesia Francese ha deciso di passare all’azione tracciando una rotta che può servire da guida per il resto del mondo.
L’istituzione di Tainui Atea, l’Area Marina Protetta più grande del mondo, trasforma le acque dell’arcipelago Pacifico nel cuore di una strategia planetaria a tutela degli oceani capace di unire l’innovazione scientifica e la saggezza ancestrale dei popoli del mare.
Polinesia Francese, l’Oceano come destino: l’annuncio all’UNOC3
L’annuncio sembra essere passato un po’ in sordina, ma la notizia è di quelle in grado di imprimere una direzione ai disordinati eventi che danno forma e sostanza ai consessi internazionali. Durante il primo giorno della Terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC3), che si è tenuta ormai oltre sei mesi fa, il Presidente della Polinesia Francese Moetai Brotherson ha annunciato l’istituzione di Tainui Atea, la più vasta Area Marina Protetta del mondo.
Il modello polinesiano, che prevede la protezione di tutte le acque territoriali del Paese, è frutto di un impegno concreto condiviso da istituzioni e comunità locali: all’inizio dello scorso anno, un sondaggio che ha coinvolto 1.378 polinesiani ha evidenziato che il 92% della popolazione supporta la creazione di nuove aree marine protette, che negli arcipelaghi della collettività d’oltremare francese vengono viste come un modo per rispettare i valori culturali locali e trarre ispirazione dalle pratiche tradizionali.
I polinesiani sono i discendenti dei più grandi navigatori della storia, sono quelli che circa un millennio fa hanno imparato a costruire trappole di coralli per i pesci e che dagli anni Sessanta allevano con dedizione le ostriche Pinctada margaritifera, che gli permettono di coltivare le preziosissime perle nere di Tahiti.
Stato e comunità sostengono all’unisono il programma “Te Mana o Te Moana Nui a Hiva” (Unire le nostre azioni per preservare il Mana del nostro oceano): un principio irrinunciabile che si è concretizzato anche in una grande iniziativa dedicata all’oceano. La prima edizione, nel novembre 2024, servì proprio a lanciare la tabella di marcia verso l’UNOC3. La seconda edizione, che si svolgerà il 28 gennaio 2026, permetterà alla comunità polinesiana di unirsi di nuovo in un’unica voce a tutela dell’Oceano – una voce abbastanza forte da arrivare all’altro capo del mondo.

Tainui Atea, la più grande Area Marina Protetta del mondo
Nel suo discorso all’UNOC3, il Presidente Moetai Brotherson ha annunciato che la nuova Area Marina Protetta coprirà l’intera Zona Economica Esclusiva della Polinesia Francese, per 4,8 milioni di chilometri quadrati. Un’area di oltre 1 milione di chilometri quadrati, circa due volte la Francia, godrà di protezione alta o totale. Nelle zone intorno alle Society Islands e alle Gambier Islands, per circa 900.000 chilometri quadrati, non saranno consentiti pesca industriale né estrazione mineraria. Altre zone consentiranno esclusivamente la pesca tradizionale esercitata a livello artigianale. E prima del World Ocean Day 2026, ha detto Brotherson, altri 500.000 chilometri quadrati saranno posti sotto alta protezione.
La visione polinesiana si struttura intorno a 5 pilastri fondamentali per la conservazione degli oceani: preservare le barriere coralline, rafforzare le nostre conoscenze sulle acque profonde (nel rispetto della moratoria contro il deep sea mining), promuovere la nuova AMP di Tainui Atea, mettere l’oceano al centro della strategia di innovazione 2030 e sviluppare energie rinnovabili marine efficienti e su larga scala. Un approccio a dir poco ambizioso, che ha raccolto il plauso delle associazioni ambientaliste e che ha contribuito alla dichiarazione politica dell’UNOC3, “Our Ocean, Our Future: United for Urgent Action“, adottata per consenso da tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite.
“Questo livello di ambizione è ciò di cui il mondo ha bisogno per contribuire a invertire la rotta verso un oceano sano e produttivo”,
ha dichiarato Razan Al Mubarak, presidente dell’IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura
L’impatto globale dell’AMP Tainui Atea
Le acque della Polinesia Francese ospitano 21 specie di squali, 176 specie di coralli e oltre 1.000 specie di pesci, tartarughe marine e cetacei. Proteggere questa straordinaria biodiversità da pratiche distruttive come l’estrazione mineraria in acque profonde e la pesca a strascico significa contribuire alla salute dell’intero pianeta. La sterminata area protetta polinesiana, infatti, permetterà di ripristinare la vitalità marina anche negli ecosistemi circostanti.
L’impatto globale è evidente anche in termini puramente quantitativi: la designazione di Tainui Atea aumenta la copertura marina globale dell’1,25%, portando il totale al 9,85%. Una cifra ancora distante dall’obiettivo del 30%, e tuttavia un notevole passo in avanti nella conservazione degli oceani. Come ha spiegato M. Sanjayan, CEO di Conservation International,
“Si tratta di una questione importante, per la Polinesia francese e i suoi abitanti e per il pianeta. Il Presidente Brotherson e il suo team si sono impegnati a proteggere uno dei tratti di oceano più grandi e vitali del mondo. Proteggerlo significa salvaguardare uno stile di vita e offrire al mondo un potente esempio di leadership oceanica”.
L’annuncio dell’UNOC3 è già stato seguito da azioni concrete: il 2026 sarà un anno strategico per la protezione degli oceani, e la Polinesia Francese è intenzionata a fare la sua parte. Nei prossimi giorni sarà lanciata la campagna REMMOA 2 (Censimento dei mammiferi marini e di altre megafaune pelagiche mediante osservazione aerea), condotta dall’Osservatorio Pelagis (Università di La Rochelle – CNRS), con il supporto dell’Ufficio francese per la biodiversità (OFB), in collaborazione con il governo della Polinesia francese e l’Alto Commissariato della Repubblica. A 15 anni di distanza dall’ultimo censimento, la campagna punta a comprendere meglio la distribuzione e l’abbondanza di cetacei, uccelli marini, squali, razze, tartarughe e altre grandi specie marine che frequentano le acque della Polinesia francese. Ed è solo l’inizio.
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