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Valentina Spögler: “Il Pilates è esperienza, non soltanto lezioni”

CEO di Tutto Bene Club, la founder sudtirolese analizza i trend attuali del benessere tra tecnologia, format ibridi e percorsi integrati mente-corpo

Valentina Spögler durante una lezione di Reformer, mentre introduce il prossimo esercizio e guida postura e respiro con attenzione tecnica: il lavoro sulla macchina diventa strumento di precisione, ascolto e progressione personalizzata
(Foto: Anna Roschatt)

Valentina Spögler è una protagonista della trasformazione in atto nel mondo del wellness experience design, capace di coniugare visione imprenditoriale, cura del dettaglio e una sensibilità rara nel mettere al centro la persona oltre la prestazione. Dalla leadership nel progetto Tutto Bene Club a Sinigo, vicino Merano, alla creazione di Vita Lenta Retreats, la giovane imprenditrice interpreta il Pilates non come una disciplina isolata, ma come un catalizzatore di significato per nuove modalità di benessere: esperienze immersive, comunità autentiche, connessioni interpersonali che vanno ben oltre il semplice gesto fisico.

In un’epoca in cui l’utente evoluto domanda non soltanto risultati misurabili, ma narrazioni di valore (tra tecnologie wearable, spazi che emozionano e modelli ibridi tra fisico e digitale) la sua visione riflette una tendenza più ampia: il wellness come piattaforma culturale, luogo di incontro tra scienza, esperienza e relazioni umane. L’intervista alla innovativa founder e CEO sudtirolese, formatasi all’Institute for Integrative Nutrition di New York, coglie questa tensione dinamica, esplorando come aspettative, strumenti e pratiche stiano ridefinendo il ruolo del Pilates nella prevenzione dello stress, nella gestione del corpo e della mente, e nella costruzione di community resilienti.

Con un approccio olistico che abbraccia movimento, mindfulness, nutrizione consapevole e design sostenibile, Spögler disegna un futuro del benessere in cui tecnologia e intelligenza artificiale non sostituiscono l’esperienza umana, ma la potenziano. Il suo racconto non parla soltanto di esercizi o programmi: racconta di spazi che accolgono, di persone che si ritrovano, di ritmi che si rallentano per riscoprire equilibrio e presenza. È la narrazione di un settore in maturazione, dove la qualità dell’esperienza diventa leva strategica e culturale, e dove la relazione tra trainer e utenza si trasforma in dialogo profondo e continuo.

In questa chiacchierata, Valentina condivide insight sulle tendenze emergenti del Pilates digitale, sull’integrazione intelligente dei dati biometrici, sui limiti e sulle opportunità dell’AI, e sul ruolo delle partnership intersettoriali per innovare davvero un ecosistema che aspira a superare la logica dell’allenamento per abbracciare quella di una vita più sana, più lenta e più connessa.

Ritratto di Valentina Spögler, founder e CEO di Tutto Bene Club: al centro una visione che integra disciplina, cura dello spazio e costruzione di community attraverso un approccio che ridefinisce il ruolo del Pilates nel benessere contemporaneo
(Foto: Anna Roschatt)

Come stanno cambiando le aspettative degli utenti e dei clienti rispetto alla pratica del Pilates oggi, soprattutto in relazione alle esperienze di benessere offerte da realtà come Tutto Bene Club a Merano e il suo Vita Lenta Retreats?

“Oggi le persone non cercano più solo una lezione di Pilates: cercano un’esperienza. Vogliono qualità, cura, estetica e soprattutto un luogo in cui sentirsi accolti. Al Tutto Bene Club a Merano il Pilates è il punto di partenza, ma ciò che fa davvero la differenza è l’atmosfera: uno spazio in cui le persone si rilassano, si connettono e spesso nascono nuove amicizie. Offriamo anche Hot Yoga e Hot Pilates, perché oggi il benessere è sempre più legato all’energia e alla sensazione di ‘reset’ fisico e mentale. Un altro elemento fondamentale sono le collaborazioni continue con realtà affini, da esperienze come sound baths fino a momenti creativi come ceramic workshops, che rafforzano la community e rendono il club un vero punto di incontro. Anche Vita Lenta Retreats nasce dalla stessa visione, portando questa energia in luoghi diversi e creando esperienze immersive tra movimento, natura e tempo lento. È un progetto vivo, che sta crescendo ed evolvendo in modo naturale, aprendosi a nuove possibilità”.

In che modo l’integrazione di tecnologie wearable (ad esempio, smartwatch, sensori di movimento, biofeedback) sta influenzando l’approccio all’allenamento di Pilates e al monitoraggio del benessere?

“I wearable stanno cambiando la consapevolezza delle persone: oggi molti arrivano già con dati su sonno, stress e recupero. Questo rende l’approccio al benessere più intelligente e personalizzabile. Nel Pilates la tecnologia può essere un supporto utile, ma non deve mai sostituire l’ascolto. I dati aiutano, ma la vera trasformazione avviene quando corpo e mente tornano a dialogare. E proprio per questo, esperienze complementari come Hot Pilates o pratiche di rilassamento guidato — ad esempio sound baths — diventano sempre più richieste: perché le persone vogliono sentirsi meglio, non solo allenarsi”.

Quali sono le tendenze emergenti nel Pilates digitale, come l’uso di App, piattaforme on-demand o esperienze immersive, e come queste stanno ridefinendo l’esperienza dell’utente?

“Il Pilates digitale sta crescendo e diventando sempre più sofisticato: app e on-demand permettono continuità e flessibilità. Ma la vera direzione è l’ibrido: digitale per mantenere la routine, studio per vivere l’esperienza reale. Perché il Pilates non è solo esercizio, è relazione. E una community come quella del Tutto Bene Club, anche attraverso il nostro mondo social @tuttobeneclub, crea motivazione e appartenenza in modo naturale”.

Come si sta evolvendo il ruolo del Pilates nella prevenzione e nella gestione dello stress in un contesto lavorativo sempre più digitale e competitivo?

“Il Pilates oggi è diventato uno strumento fondamentale di prevenzione, perché viviamo in un’epoca in cui stress e tensione sono continui e spesso invisibili. Lavoro digitale significa postura chiusa, respiro corto, rigidità cronica. Il Pilates riequilibra corpo e sistema nervoso, riportando centratura e calma. Ma c’è anche un aspetto chiave: la connessione umana. Lo stress cresce nella solitudine, mentre entrare in un luogo come Tutto Bene Club significa ritrovare energia positiva, relazioni e senso di appartenenza. Ed è anche per questo che il progetto continua ad evolversi e ad aprirsi a nuove sinergie”.

In che misura l’approccio olistico al benessere, che combina per definizione movimento, mindfulness e nutrizione, sta influenzando la progettazione di programmi Pilates personalizzati?

“Oggi l’approccio olistico è diventato essenziale. Non puoi lavorare sul corpo senza considerare stress, sonno e stile di vita. Per questo la personalizzazione non è soltanto tecnica, ma anche umana: significa capire di cosa ha bisogno una persona in quel momento. Nei Vita Lenta Retreats questa visione si amplifica ancora di più, unendo movimento, nutrizione consapevole e tempo lento in un’esperienza completa”.

 

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Quali innovazioni nel design dell’attrezzatura, incluse eventuali tecnologie smart o materiali sostenibili, stanno arricchendo la pratica del Pilates?

“L’attrezzatura Pilates sta evolvendo molto: macchine più ergonomiche, materiali più confortevoli e una crescente attenzione alla sostenibilità. Si parla sempre di più anche di strumenti smart e biofeedback, che possono migliorare la precisione del lavoro. Però per me la vera innovazione è l’esperienza: uno spazio bello, curato e armonico cambia completamente il modo in cui una persona si muove e si sente”.

Come possono trainer e coach integrare strumenti di misurazione dei risultati per rispondere alle nuove esigenze delle generazioni più giovani, come i Millennials e la Gen-Z?

“Millennials e Gen-Z vogliono risultati misurabili, ma anche esperienze autentiche. Per questo è utile integrare valutazioni su postura, mobilità, stabilità e respirazione, ma senza trasformare il percorso in una gara. La vera chiave resta la costanza. E la costanza nasce quando una persona si sente motivata e parte di una community”.

Quali sono le opportunità e i limiti dell’uso dell’intelligenza artificiale nella personalizzazione dei piani di allenamento e benessere?

“L’AI può essere molto utile nell’analisi dei dati e nella creazione di percorsi personalizzati, aiutando a prevenire sovraccarichi e a ottimizzare la progressione. Il limite però è chiaro: l’AI non percepisce la persona. Non sente energia, emozione, tensione. Nel Pilates la relazione e l’osservazione restano fondamentali. La tecnologia può supportare, ma il valore vero resterà umano”.

Pilates: sessione di allenamento in studio attrezzato con reformer e macchine professionali, pratica focalizzata su postura, controllo, respirazione e benessere integrato in ambiente luminoso e curato
Scatto in bianco e nero dell’evento “Pilates & Brunch” a Villa Arnica a Lana: pratica e socialità si incontrano in un format che unisce movimento e condivisione, rafforzando il senso di appartenenza oltre la lezione
(Foto: Anna Roschatt)

In che modo discipline come il Pilates possono contribuire alla salute mentale e alla resilienza in un’epoca caratterizzata da burnout e sovraccarico lavorativo e digitale?

“Il Pilates è resilienza concreta. Ti riporta al respiro, alla presenza, alla consapevolezza. In un mondo che spinge sempre a fare di più, insegna a fare meglio e a ritrovare equilibrio. Non a caso oggi è diventato uno standard anche nella preparazione di molti sport professionistici, dall’NFL all’NBA fino al calcio: perché sviluppa controllo, stabilità e forza intelligente. E quando il corpo si stabilizza, anche la mente diventa più forte”.

Quali partnership intersettoriali (ad esempio con medici, fisioterapisti, centri di ricerca o aziende tech) ritiene strategiche per innovare davvero il settore del benessere nei prossimi anni?

“Il futuro del wellness sarà sempre più integrato. Collaborare con fisioterapisti e medici è fondamentale per creare percorsi preventivi e sicuri. I centri di ricerca possono validare i benefici reali del Pilates sul corpo e sul sistema nervoso. E le aziende tech possono portare strumenti innovativi, se restano al servizio dell’esperienza umana. Le partnership migliori saranno quelle capaci di unire scienza, innovazione e community”.

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