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Sanità pubblica in Italia: un futuro discusso, ma non governato

Esperti e imprese dialogano di innovazione e demografia, ma senza scelte strutturali il sistema resta fermo e il diritto alla salute è indebolito

Sanità pubblica in Italia: contesto generale dei servizi di cura e prevenzione, con riferimento a governance istituzionale, sostenibilità del sistema, tecnologie sanitarie e centralità del paziente nei processi assistenziali
Il panel del “Circular Medical Expo” alla Fiera di Padova vede sul palco Alberto Minali, Maurizio Sacconi, Daniele Franco, Giancarlo Ruscitti, Monsignor Andrea Manto e Flavio Fidani, impegnati in un confronto sui modelli di sostenibilità dei sistemi sanitari, tra governance, integrazione sociosanitaria e gestione del rischio, davanti a una platea di decisori pubblici e operatori del settore sanitario e assicurativo (Foto: Circular Medical Expo)

In tutto il mondo si discute da tempo di quale sarà il futuro dei sistemi sanitari nazionali, nella prospettiva inevitabile del costante invecchiamento della popolazione. Nei convegni si denunciano ritardi e si sollecitano interventi, le imprese attendono piani di politica industriale per poter definire meglio le proprie strategie, e i pazienti sono costretti a “pazientare” (scusate il gioco di parole, non ho resistito).

In Italia, l’ultima occasione di confronto è stata “Circular Medical Expo”, tenutasi poche settimane fa a Padova. Ancora una volta si è discusso di sanità del futuro, dell’impatto delle nuove tecnologie e della necessità di pensare alla salute in tutti i suoi aspetti, non soltanto a quelli legati alla cura (la cosiddetta “global health”). Passano gli anni, ma ogni volta che si ritorna su questi temi emergono nuovi elementi che confermano la fondatezza delle tesi già discusse e condivise in passato.

Dibattito acceso, ma senza una regia istituzionale

In Veneto, però, i grandi assenti sono stati ancora una volta i politici. Nessuno di coloro che, per il ruolo istituzionale che ricopre, avrebbe avuto tutto l’interesse a partecipare ha trovato il tempo per farlo. Nessuno in due giorni di lavori. Un’assenza che ha generato un comprensibile senso di sconforto in tutti coloro che in queste iniziative investono energie, competenze e responsabilità.

Mi dispiace che episodi come questo accadano nel mio Paese, l’Italia, e spero che in altre Nazioni la situazione sia diversa. Ma quello sconforto è sempre più diffuso, e vale la pena provare a spiegarne le ragioni.

Sanità pubblica in Italia: contesto generale dei servizi di cura e prevenzione, con riferimento a governance istituzionale, sostenibilità del sistema, tecnologie sanitarie e centralità del paziente nei processi assistenziali
Un’illustrazione dedicata all’articolo 32 della Costituzione italiana richiama il principio della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, rappresentando medici, pazienti e contesti di cura come elementi centrali di un sistema sanitario pubblico fondato su accesso universale, tutela dei più fragili e responsabilità condivisa (Illustrazione: AI generativa)

Il diritto alla salute come fondamento costituzionale

Quasi ottant’anni fa, i politici, quelli con la “P” maiuscola che scrissero l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana, inserirono un aggettivo che non lascia spazio a dubbi e che fa tutta la differenza:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

La tutela della salute è infatti l’unico diritto che la Costituzione italiana definisce come

“fondamentale”.

Ne consegue che la sanità non dovrebbe essere considerata un costo, ma uno degli strumenti attraverso cui lo Stato realizza pienamente la propria funzione.

Oggi, invece, il sistema sanitario nazionale è stato progressivamente declassato a semplice voce di spesa, peraltro finanziata in modo inadeguato rispetto ai bisogni di una popolazione che, fortunatamente, vive sempre più a lungo.

Sanità pubblica in Italia: panorama dei servizi sanitari nazionali tra ospedali, medicina territoriale, prevenzione e accesso alle cure, con attenzione a diritti dei cittadini, organizzazione delle strutture e innovazione nei percorsi assistenziali
La sede centrale del Ministero italiano della Salute in viale Giorgio Ribotta a Roma ospita gli uffici deputati al coordinamento delle politiche sanitarie nazionali, dalla programmazione dei servizi al monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza, rappresentando uno snodo istituzionale chiave nella governance del Servizio Sanitario Nazionale (Foto: Ministero della Salute)

Formazione pubblica e competitività del lavoro sanitario

La propaganda del Governo italiano enfatizza gli aumenti di stanziamento per la sanità, ma tali incrementi servono in larga parte a coprire i maggiori costi dovuti all’inflazione e ai rinnovi contrattuali del personale sanitario, che resta comunque retribuito molto meno rispetto ai colleghi dei principali Paesi dell’Unione Europea.

La contraddizione è evidente: lo Stato investe somme rilevanti per formare medici e infermieri, ma poi offre loro opportunità professionali che spesso non sono competitive con quelle disponibili all’estero, dove infatti molti scelgono di trasferirsi.

Con tutto il rispetto per le manifestazioni ideologiche o politiche di alcuni italiani che protestano per quanto accade in ogni parte del mondo, viene spontaneo chiedersi perché non si siano ancora viste mobilitazioni altrettanto forti per difendere il diritto, appunto fondamentale, alla salute.

Tra disinformazione diffusa e segnali di crisi sistemica

Forse anche il principale canale di informazione, la televisione, ha una parte di responsabilità. Su molti canali si parla molto più di temi oggettivamente meno rilevanti, ma più adatti a fare audience, come la cronaca nera, che di questioni strutturali legate al sistema sanitario. A questo si aggiunge il problema, diffuso in Italia e altrove in Europa, dell’analfabetismo funzionale: molti cittadini faticano a comprendere testi che affrontano temi complessi, come la salute pubblica, e finiscono per recepire soltanto slogan. Una cittadinanza distratta è anche una cittadinanza che disturba meno chi governa, a livello nazionale e regionale.

Un dato su tutti: all’estero 180.000 medici laureati in Italia

Eppure, i dati parlano chiaro. In Italia il sistema è entrato in una crisi strutturale, con circa il 40 per cento dei pazienti in condizioni di cronicità. I posti letto diminuiscono progressivamente e il 60 per cento dei medici è in età avanzata. Molti sono demotivati e sottopagati. Mancano circa 47.000 dottori e 73.000 infermieri, mentre all’estero lavorano circa 180.000 medici laureati in Italia.

Questa situazione, come emerso chiaramente anche nelle tavole rotonde di “Circular Medical Expo”, non è sostenibile nel medio periodo. Servono certamente azioni bipartisan sul piano politico, organizzativo e gestionale, ma senza investimenti adeguati ogni riforma rischia di restare sulla carta. Basti ricordare che la spesa sanitaria pro capite in Italia è circa la metà di quella del Regno Unito.

Competenze presenti, ora servono scelte e responsabilità

Chi ha partecipato all’evento di Padova ha potuto ascoltare interventi di relatori di altissimo livello, coordinati dal comitato scientifico composto dal dottor Carlo Adami e dai professori Gino Gerosa, Walter Ricciardi, Gianpaolo Tortora e Luigi Bertinato. Contenuti utili non soltanto per gli addetti ai lavori, ma per chiunque voglia comprendere la direzione verso cui si muove il sistema.

Sono questi gli italiani d’Europa che si impegnano concretamente per migliorare il futuro di tutti. Resta da augurarsi che lo comprendano anche coloro che sono pagati dai cittadini per farlo, senza demagogia, ma anche senza voltarsi dall’altra parte.

Ecco cinque approfondimenti che potrebbero interessarti:

“One Health”, ed è il sistema produttivo la cura di tutte le cure
Attesa a Padova per il “Circular Medical Expo” del 3 e 4 dicembre
Walter Ricciardi: “La digitalizzazione dei sistemi sanitari è cruciale”
Giampaolo Tortora: “Equità fra tecnologia e umanizzazione delle cure”
Luigi Bertinato: “In futuro ospedali sempre più a tempo e per acuti”
Gino Gerosa: “Environmental, Social e Governance, ma in… salute”

Sanità pubblica in Italia: contesto generale dei servizi di cura e prevenzione, con riferimento a governance istituzionale, sostenibilità del sistema, tecnologie sanitarie e centralità del paziente nei processi assistenziali
Un momento del confronto tra Alberto Minali, Maurizio Sacconi, Daniele Franco, Giancarlo Ruscitti, Andrea Manto e Flavio Fidani durante “Circular Medical Expo”, con interventi dedicati all’impatto dell’invecchiamento della popolazione, alla digitalizzazione dei servizi e ai nuovi equilibri tra sanità pubblica, ospedaliera e territorio, in un dialogo che unisce competenze politiche, cliniche e manageriali (Foto: Circular Medical Expo)

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