Fondazione Grana Padano sostiene il progetto visivo di Alessandro Grassani: scatti che immortalano storie di vita sconvolte da eventi estremi

Dal 18 febbraio al 27 aprile 2025, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospiterà la mostra “Emergenza climatica. Un viaggio ai confini del mondo“, un progetto fotografico di Alessandro Grassani che documenta il fenomeno della migrazione climatica.
Attraverso quaranta immagini di forte impatto, l’esposizione racconta le difficili condizioni di pastori, agricoltori e pescatori costretti ad affrontare eventi naturali sempre più estremi come siccità, inondazioni e temperature glaciali. Le sue fotografie, scattate tra Mongolia, Kenya, Bangladesh e Haiti, mettono dunque in luce il legame tra crisi ambientale e spostamenti forzati, offrendo uno sguardo diretto sulle conseguenze del cambiamento climatico sulle popolazioni più vulnerabili.
La Fondazione Grana Padano sostiene questa iniziativa, ribadendo così il proprio impegno nel sensibilizzare il pubblico su tematiche di grande rilevanza sociale. Cultura, arte e divulgazione si confermano ancora una volta strumenti essenziali per stimolare una riflessione collettiva sulla sostenibilità e sulle sfide globali che il nostro pianeta si trova ad affrontare.
“Un viaggio ai confini del mondo” tra migrazioni forzate e terre abbandonate
Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini, nato nel 2001 per iniziativa dell’Arcidiocesi di Milano con lo scopo di tutelare, valorizzare e fare conoscere i tesori artistici della diocesi, si prepara ad ospitare l’esposizione fotografica di Alessandro Grassani.
La mostra si sviluppa come un viaggio visivo attraverso le migrazioni forzate, spingendo l’osservatore a muoversi idealmente da un luogo all’altro, proprio come accade a chi è costretto ad abbandonare la propria terra. Attraverso queste immagini, emerge chiaramente come la crisi climatica stia trasformando la vita nelle aree rurali e urbane di tutto il mondo, costringendo milioni di persone a lasciare le proprie case di fronte a condizioni ambientali sempre più estreme.
Le fotografie – precisamente quaranta, articolate in quattro capitoli tra Mongolia, Kenya, Bangladesh, Haiti – rappresentano dunque una restituzione schietta e imprescindibile del nostro tempo, capaci di suscitare inquietudine e interrogativi sulle contraddizioni della società contemporanea.
Assistendo alla fuga di agricoltori, pastori e pescatori, il visitatore diventa testimone indiretto di un’illusione che si infrange al loro arrivo nelle grandi città. Luoghi che diventano a loro volta sinonimo di una realtà dura e ostile, in cui le logiche del profitto relegano inevitabilmente gli ultimi ai margini, costringendoli a trovare rifugio nelle periferie più degradate.

La tutela del patrimonio artistico parte dalla consapevolezza ambientale
La mostra “Emergenza climatica. Un viaggio ai confini del mondo” è sostenuta dalla Fondazione Grana Padano, da sempre attenta a progetti che coniugano cultura, ambiente e responsabilità sociale. Il supporto a questa iniziativa si inserisce in un percorso più ampio, volto alla tutela del patrimonio artistico e alla sensibilizzazione su tematiche di grande rilevanza collettiva. Ne è un esempio la raccolta fondi promossa dalla Fondazione attraverso il modello Art Bonus per il restauro dell’Abbazia di Chiaravalle, luogo simbolo della storia e della spiritualità milanese.
Un’azione concreta che riflette la volontà di preservare e rendere accessibili spazi di valore storico e culturale, in linea con l’attenzione per le tematiche sociali e ambientali che caratterizza anche il sostegno nei confronti della mostra ospitata dal Museo Diocesano.
Attraverso iniziative come questa, la Fondazione Grana Padano conferma il proprio impegno a favore della consapevolezza ambientale, utilizzando l’arte e la fotografia come strumenti per stimolare una riflessione profonda sui cambiamenti in atto e sulle sfide che il nostro tempo ci impone di affrontare.
Un museo, un impegno: l’arte per un futuro davvero sostenibile
Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini non è solo un luogo dedicato all’arte sacra, ma anche uno spazio di riflessione su temi sociali e umani. In questo contesto, la mostra si inserisce in un dibattito più ampio sulla responsabilità collettiva nei confronti della crisi climatica, una questione che ha trovato forte eco anche nelle parole di Papa Francesco.
Nel suo recente documento Laudate Deum (2023), il pontefice ha ribadito la necessità di affrontare il cambiamento climatico con urgenza, riprendendo quanto già espresso nell’enciclica Laudato si’ del 2015. In quel testo sottolineava che “Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti”, evidenziando inoltre che
“non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali”.
Le fotografie di Alessandro Grassani spingono dunque ad aprire gli occhi di fronte a realtà troppo spesso dimenticate e, soprattutto, richiamano il senso di responsabilità di ciascuno di noi, chiedendo di non restare indifferenti.
Cambiamenti climatici e migranti ambientali: una breve intervista ad Alessandro Grassani (2020)
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